Cerreto Sannita
- Titolo
- Cerreto Sannita
- Descrizione
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Cerreto Sannita è un centro di montagna, sorto in epoca moderna in un territorio popolato sin dall’antichità; l’economia locale poggia su molteplici attività, quali l’agricoltura, la zootecnia, l’artigianato della ceramica, l’industria e il terziario dei servizi. La città è disposta con pianta a scacchiera su uno sperone collinare che si affaccia sulla valle del torrente Titerno; il resto della comunità si distribuisce in un cospicuo numero di case sparse sui fondi e in alcuni minuscoli aggregati urbani. Il territorio comunale presenta un andamento altimetrico piuttosto vario: canyon e stretti valloni, propri del versante campano del massiccio del Matese, segnano le pendici calcaree del monte Monaco di Gioia, modellato nel corso dei millenni dall’erosione carsica. Sui bassi colli e sulle piane che si estendono alle quote inferiori le colture specializzate si alternano alla macchia mediterranea, composta in prevalenza da lecci, roverelle e carpini. Interessante è anche il patrimonio faunistico: nei boschi che rivestono i monti si aggirano il lupo e il gatto selvatico mentre un po’ ovunque sono presenti numerosissime specie avicole, quali rapaci, uccelli rupicoli e di passo.
Cerreto Sannita sorse verosimilmente nello stesso sito dell’antica COMINIUM CERRITUM, nominata dallo storico Tito Livio e distrutta, con Telese, dagli eserciti saraceni. È menzionata in un documento ufficiale del X secolo, con cui se ne sancisce la cessione alla badia di Santa Sofia. Dopo aver fatto parte del gastaldato di Telese appartenne al normanno Raone di Sanframondo, sotto il cui casato rimase fino al XV secolo. Nel 1483 fu infeudata dagli Aragonesi a Diomede Carafa, la cui famiglia ne mantenne il controllo fino all’eversione della feudalità. Nel 1571 fu eletta sede vescovile. Subito dopo l’unità d’Italia, nel 1861, si diffuse il brigantaggio, capeggiato localmente dal cerretese Cosimo Giordano e particolarmente presente negli anfratti montani dell’agro comunale. Tra le testimonianze archeologiche di cui il territorio comunale è ricco spicca il ponte di Annibale sul fiume Titerno, con arco a tutto sesto. Numerosi sono gli edifici religiosi: la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (1616) conserva pregevoli tele, eleganti decorazioni in stucco e altari in marmi policromi; la cattedrale della Santissima Trinità (1739), a tre navate, è abbellita con pitture e stucchi in stile rococò; la collegiata di San Martino, a tre navate con cupola, cappelle laterali, transetto e coro, è arricchita all’esterno da una scalinata; la chiesa di Sant’Anna è caratterizzata da una copertura a capriate di legno e racchiude alcune statue lignee del XVIII secolo. Nel 1688 l’abitato fu distrutto completamente da un terremoto; venne perciò ricostruito più in basso, con l’impianto urbanistico a scacchiera che conserva ancora oggi e con abitazioni non più alte di due piani. Anche nel 1980 la scossa tellurica causò seri danni lesionando più di mille edifici.
La vecchia Cerreto
Il primo documento che cita Cerreto è un diploma imperiale che risale al X secolo. In questo documento dell'anno 972 l'imperatore Ottone II di Sassonia confermò il possesso della chiesa di San Martino di Cerreto all'abate Gregorio di Santa Sofia in Benevento. Questa donazione fu ratificata successivamente nel 1022 e nel 1038 rispettivamente dagli imperatori Enrico II il Santo e Corrado II il Salico, e nel 1088 dal papa Gregorio VII.
Grazie anche al lento declino della città di Telesia ed in particolar modo al devastante terremoto del 1349 la vecchia Cerreto acquistò un ruolo sempre maggiore nella zona dal punto di vista economico, commerciale e demografico. Il sisma del 1349 infatti sconvolse il suolo telesino dando origine ad asfissianti mofete. I superstiti, per evitare la morte a causa della malaria e di altre malattie mortali, si trasferirono nei centri più vicini come Cerreto, Solopaca e San Salvatore Telesino. Anche i vescovi abbandonarono Telesia e vagarono nella diocesi in cerca di una dimora stabile che trovarono solo nel XVI secolo nell'antica Cerreto.
A partire dal XV secolo Cerreto conobbe un importante sviluppo economico dovuto alla fiorente industria ed al commercio dei panni lana. Le famiglie più ricche e le confraternite possedevano migliaia di capi di bestiame che in inverno, attraverso i tratturi della transumanza, venivano portate in Puglia dove il clima era più mite. La lavorazione della lana avveniva invece a Cerreto all'interno delle case (fase della tessitura) e in appositi opifici (fasi della gualcatura, cartonatura e tintura). Secondo lo storico Di Stefano il numero complessivo dei capi di bestiame cerretesi ammontava a duecentomila.
- Collezione
- La Valle Caudina e i borghi a strapiombo
Cerreto Sannita, Benevento, Campania, 82032, Italia
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