Da Buonalbergo a Greci lungo il Regio Tratturo

Contenuti

Greci
Greci (Katundi in arbëresh) è un comune italiano di 593 abitanti della provincia di Avellino in Campania. Il borgo si caratterizza per le antiche tradizioni identitarie arbëreshë, uniche in tutta la regione dalla quale è tutelato per legge. Greci ha conservato nei secoli l'antica lingua arbëreshe unitamente alla cultura, ai costumi e alle tradizioni originarie. Nel luogo in cui sorge Greci vi erano stati i bizantini. Nel 535, l'imperatore di Costantinopoli Giustiniano, impegnato nelle guerre contro i Goti, inviò in Italia il proprio generale Belisario il quale vi fondò un gran numero di colonie, tra cui appunto Greci. Distrutto dai Saraceni (908), il borgo fu ricostruito nel 1039 per ordine di Pandolfo II, principe di Benevento. In epoca normanna divenne residenza del barone Gerardo, fratello del conte di Ariano e la baronia si estendeva a comprendere anche i borghi fortificati di Savignano e della Ferrara, entrambi ubicati sull'opposto versante della valle del Cervaro. Nei secoli che seguirono il territorio di Greci, seppur rivalutato in termini di estensione e importanza militare (divenne feudo di tre soldati), subì le vessazioni di baroni e feudatari locali che di volta in volta ne assunsero il controllo limitandone lo sviluppo economico e demografico. Il preesistente borgo cadde così in abbandono e lo stesso accadde per la Ferrara; quest'ultimo insediamento scomparve anzi per sempre. La baronia di Greci, Savignano e Ferrara è citata per l'ultima volta, quale parte della provincia di Principato Ultra, nel gennaio 1445. L’avvento degli albanesi Di contro il territorio di Greci nella seconda metà del XV secolo fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë, che erano giunte in Italia a seguito del condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg. Questi sbarcò in Italia nel 1459 per aiutare re Ferdinando I di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d'Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d'Angiò e i baroni suoi alleati. Le truppe di Scanderbeg, unitisi all'esercito di Ferdinando, contribuirono in maniera decisiva alla vittoria di quest'ultimo, in particolare in occasione della battaglia del 18 agosto 1462 combattuta tra Orsara, Troia e l'antico territorio di Terrastrutta, nei pressi di Celle San Vito. Il re, in segno di gratitudine, permise, a quanti tra gli esuli albanesi di rito greco lo desiderassero, di restare in Italia e di ripopolare il luogo. Tale invito rispondeva anche ad esigenze pratiche: gli arbëreshë avrebbero potuto vigilare sugli insediamenti francoprovenzali filo-angioini della vicina Valmaggiore. A Greci il rito bizantino, che pur ancora sopravvive in altri comuni italo-albanesi dell'Italia meridionale, fu abolito, talvolta anche con atti molto violenti, dalle autorità dei paesi limitrofi, sia civili che religiose, con azioni di forza come quella operata dal cardinale di Benevento Pietro Francesco Orsini, in seguito divenuto papa Benedetto XIII. Tali azioni non impedirono tuttavia di preservare l'identità e la lingua arbëreshe, ancora parlata dagli abitanti. Tra le personalità più illustri spicca Leonardo De Martino (1840-1923), cantore della letteratura scutarina, missionario apostolico in Albania e maestro di lingua albanese, il quale nacque a Greci da una distinta famiglia arbëreshë.
Casalbore
Casalbore, il cui nome deriva da Casali Albuli, con riferimento alla pietra bianca locale utilizzata nelle costruzioni, sorge al confine con la provincia di Benevento, lungo il percorso del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela. L’area è abitata sin dall’antichità, come testimoniano i preziosi reperti archeologici del Tempio Italico (VI-V sec. a.C.), unico edificio templare di età sannitica conosciuto in Irpinia, e i resti della necropoli sannitica in Località Spineto. Nel Medioevo il borgo si sviluppò attorno alla Torre Normanna, nucleo centrale dell’apparato difensivo. Il centro storico conta la presenza di diversi edifici signorili, impreziositi da portali in pietra e finestre di ispirazione gotica. Tra gli edifici religiosi: il Monastero di Santa Maria della Misericordia, custode di una tela settecentesca raffigurante la Madonna della Misericordia tra San Domenico e altri Santi, e la Chiesa di Santa Maria dei Bossi, di epoca alto-medioevale, costruita utilizzando anche le strutture murarie di un monumento funerario risalente al II secolo d.C. Casalbore è noto anche come “il paese delle cinquanta sorgenti” per la ricchezza delle sorgenti d’acqua presenti sul suo territorio ricco di verde ed è rinomato per le produzioni tipiche, quali: i caciocavalli e i Pecorini Laticauda, prodotti con il latte dell’omonima razza ovina, una preziosa biodiversità locale, oltre che per la produzione di carni marchigiane e di salumi provenienti dai suini allevati in loco. Entrando nel territorio di Casalbore, il tratturo attraversa direttamente il centro abitato, condizione piuttosto rara lungo l’intero percorso. Nel largario del Convento si erge la Croce di Ferro, segno tangibile della dimensione spirituale che accompagnava il viaggio. Collocata in uno spazio aperto, la croce segnava un punto di sosta e conferiva sacralità al luogo, diventando riferimento per pastori e viandanti. Casalbore fu un centro attivo negli scambi legati alla pastorizia, grazie alla posizione strategica lungo l’asse tratturale.
Buonalbergo
Buonalbergo è un piccolo borgo della provincia di Benevento situato a venticinque chilometri dal capoluogo, sulla strada per Foggia. E’ appoggiato sul pendio di una collina, San Silvestro, e si trova a circa 500 metri s.l.m., una posizione che garantisce estati fresche ed inverni miti. Ha una popolazione di circa 1700 abitanti che ha vissuto, da sempre, di agricoltura, pastorizia e molto terziario. Dopo i vari terremoti, dal 1962 in poi, vi è stata una vera e propria fuga degli abitanti dal centro storico ed è iniziata una espansione urbanistica “fuori le mura” della nostra piccola cittadella fortificata (Oppidum Bonialbergi), con abbattimenti selvaggi (Palazzo de don Vicenzino, Municipio Viecchio, Chiesa Madre, Cortile Salesiani, Via F. S. De Dominicis), discutibili ricostruzioni e una conseguente perdita di identità rionale di molti buonalberghesi. Negli ultimi 20 anni, però, le vecchie case del centro antico stanno vivendo una seconda gioventù con la riqualificazione di spazi urbani, palazzi e case private, con un ritorno di residenti che hanno scelto di tornare a vivere il centro storico. Il Palazzo Angelini è diventato un palazzo che ospita mostre, convegni ed è riferimento per la diffusione dell’arte nel territorio. La presenza di reperti fossili, cioè delle conchiglie, nella zona a sud del nostro territorio, in località Santo Martino, dimostra che questi luoghi, a circa 200 metri sopra il livello del mare, erano all’origine sommersi dal mare, alzatosi di livello per lo scioglimento dei ghiacciai sulla Terra. Da alcuni scritti di un antico storico romano, Tito Livio, studiati dal Salesiano don Gnolfo, ma che meritano approfondimenti anche archeologici, si era ipotizzato che monte Chiodo, a 806 m.s.l.m., fosse il luogo dove era sorta Cluvia, città chiave sia militarmente, sia per i percorsi che collegavano l’Abruzzo con la Puglia (Daunia), utilizzando i tratturi, cioè le strade tracciate dal passaggio delle pecore e altri armenti, seguite dai pastori, per svernare in località più temperate. Infatti, alle falde del monte Chiodo si trova la Taverna, antica stazione di posta sul Regio Tratturo Pescasseroli-Candela che, nel tratto che ci attraversa, si presenta pianeggiante e ben conservato. Anche la Taverna è stata oggetto di restauro, voluto e realizzato dalla famiglia Perrelli che ne è la proprietaria. Oggi il paese è strutturato in tre parti, una sorta di ferro di cavallo che avvolge il centro storico con le punte rivolte verso il torrente S. Spirito; dalla parte bassa troviamo in ordine il rione Terravecchia dove è concentrata l’attività amministrativa, il rione Casale centro spirituale del paese nonché zona storicamente più importante ed infine Santjanni, zona commerciale del paese. Oltre al Tratturo, il nostro territorio è attraversato da una importante via di epoca romana, la Via Traiana, fatta costruire nel 110 dopo Cristo, dall’imperatore Traiano (nel 2022 candidata a patrimonio dell’Unesco). La via Traiana, partiva da Benevento per raggiungere Brindisi, guadagnando più di un giorno rispetto alla Via Appia, e attraversa il nostro territorio a sud del paese e conserva alcuni episodi importanti: i caratteristici cippi miliari (il quattordicesimo, in buone condizioni, conservato presso la Casa Comunale), alcuni tratti di selciato ancora intatto, ruderi di ville romane di età imperiale (in località Starza), il Ponte delle Chianche le cui sei arcate, in mattoni (bipedales), dominano imponenti una valle di piccola estensione che, orlata da piccole terrazze e pianòri, sembra offrire al visitatore l’immagine di antichi segreti in essa ben custoditi ed ancora disponibili. Purtroppo un vile restauro lo ha privato di uno dei sei archi e l’impossibilità di un intervento, almeno di protezione dell’esistente, ne sta allungando una dolorosa agonia. Sempre in territorio di Buonalbergo sono presenti i resti del Ponte San Marco e, al confine con Sant’Arcangelo Trimonte, il Ponte Latrone. La fondazione di Buonalbergo, probabilmente, risale al trasferimento di alcuni profughi degli antichi villaggi di Mondingo, Pescolatro e Faiella, come scrive Tommaso Vitale, di cui esistono ancora i toponimi. Come altri territori del sud dell’Italia, abbiamo subìto diverse invasioni. Prima i Bizantini, che venivano dall’Oriente, poi i Longobardi, fino all’anno 1000 circa, quando i Normanni, durante le loro scorribande, accompagnando i pellegrini a Monte Sant’Angelo, hanno lasciato molti segni. Infatti, Buonalbergo è stata la patria di Alberada, prima moglie del normanno Roberto il Guiscardo, della famiglia Altavilla, e madre di Boemondo d’Altavilla, eroe della Prima Crociata e Principe di Antiochia (Alberada ora riposa nella tomba degli Altavilla nella Cattedrale di Venosa mentre a Boemondo fu eretto un Mausoleo a Canosa). Alberada fu data in sposa al Guiscardo, dal nipote Gerardo di Bonne Herberg, che fu decisivo con i cavalieri e soldati che aiutarono il Guiscardo nelle battaglie per la conquista dei territori del sud Italia. Sulla cima di Monte Chiodo (Monte Chiuòvi, nel dialetto locale) sono ancora ben visibili i ruderi di un castello e di una chiesa medievale, distrutti.