Dove il vino non è solo sapore, ma paesaggio e culrura
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Castelfranci
Il comune di Castelfranci sorge nell'area della Valle del Calore. È un paese di 1.927 abitanti, situato a 450 metri sul livello del mare e a 33 km da Avellino. Il territorio si estende per 11,69 km² e i comuni confinanti sono: Montemarano, Nusco, Paternopoli e Torella dei Lombardi. È attraversato dal fiume Calore.
L'etimologia del nome proviene probabilmente da Castrum de Francis, "Castello dei Franchi", per via della particolare posizione a confine tra Benevento e Salerno. Gli abitanti sono detti castellesi e San Nicola di Bari è il loro patrono.
La storia di Castelfranci ha origini antiche: i reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Baiano, contrada del comune, confermano l’insediamento già nel periodo romano di alcune tribù non molto numerose. Il centro abitato sorse, invece, durante il IX secolo d.C., con il nome di Castrum Francorum, rappresentando una fortificazione eretta a guardia del Ducato di Benevento dai Franchi, arrivati in Italia al fianco di Ludovico II il Germanico.
In epoca normanna, fu amministrata da Guaimario Saraceno, signore di Montemarano; dopo essere stata governata da diversi signori locali, fu acquisita da Giovanni Virgato, da Giovanni Della Leonessa e dalla famiglia Della Marra. Uno dei documenti più antichi riguardante Castelfranci risale al 1248 ed è la bolla pontificia emessa a Lione il 6 giugno, con la quale il Papa Innocenzo IV restituisce a Bella De Amicis, vedova di Guglielmo di Montemarano, la terra di Castrum de Francis posseduta dalla famiglia De Montana.
Colpita duramente dalla peste del 1348, il paese rifiorì significativamente soltanto nel XVI secolo, nel periodo della dominazione spagnola.
Taurasi
Il comune di Taurasi sorge nell'area della Valle del Calore. È un borgo di 2.296 abitanti, situato a 398 metri sul livello del mare e a 35 km da Avellino. Il territorio si estende per 14,41 km² e i comuni confinanti sono: Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montemiletto, Sant'Angelo all'Esca e Torre Le Nocelle. È attraversato dal fiume Calore.
L'etimologia del nome sembrerebbe avere origine osco-sabellica, con riferimento al toro, animale mitico e condottiero delle tribù locali. Gli abitanti sono detti taurasini e San Marciano è il loro patrono. La storia di Taurasi è particolarmente antica: l’origine preistorica è attestata da ritrovamenti archeologici in località San Martino. Nel corso della terza guerra sannitica, fu conquistata dal legato romano Lucio Cornelio Scipione Barbato; in seguito alle guerre puniche, divenne alleata di Roma e, durante il triumvirato augusteo, diede inizio alla costruzione delle prime ville.
La costruzione dell’odierna Taurasi, invece, risale al periodo di dominazione longobarda, seguita da quella dei Normanni. A questi ultimi, si deve la riedificazione del Castello, precedentemente devastato dai Saraceni, e la sua assegnazione, nel 1101, ai Sanseverino, famiglia con la quale la comunità taurasina ha vissuto momenti gloriosi nel suo periodo più prestigioso.
Si avvicendarono, poi, numerosi feudatari, tra cui i Caracciolo e i Gesualdo. Durante il XVII secolo, fu la volta dei Carafa e, quindi, dei Latilla che rimasero fino al 1806, anno di abolizione della feudalità.
Il comune di Taurasi è famoso, in ambito nazionale e mondiale, per la produzione di Taurasi DOCG, tra i vini rossi più pregiati della Campania e del Sud Italia.
Taurasi fa parte dell'Associazione Nazionale "Città del Vino", nata a Siena, nel 1987, con lo scopo di promuovere un turismo che coniuga qualità dei paesaggi e ambienti ben conservati, qualità del vino e dei prodotti tipici e qualità dell'offerta diffusa nel territorio dalle cantine e dagli operatori del settore.
Tufo
Il comune di Tufo sorge nell'area della Valle del Sabato. È un borgo di 844 abitanti, situato a 250 metri sul livello del mare e a 20 km da Avellino. Il territorio si estende per 5,96 km² e i comuni confinanti sono: Altavilla Irpina, Petruro Irpino, Prata di Principato Ultra, Santa Paolina e Torrioni. È bagnato dal fiume Sabato.
L'etimologia del nome sembrerebbe provenire dal primo feudatario, Raone Del Tufo, o più semplicemente dalla roccia vulcanica del tufo, copiosamente presente nel sottosuolo di tutta l'area del paese. Gli abitanti sono detti tufesi e San Michele Arcangelo è il loro patrono. I primi insediamenti nell'attuale territorio di Tufo risalirebbero all'antichità: la testimonianza più diretta è costituita, infatti, dal rinvenimento di un cunicolo d'acquedotto sannita-romano, durante i lavori per la costruzione del ponte che, oggi, collega il borgo irpino a Prata di Principato Ultra.
La sua storia è strettamente legata a quella della vicina Torrioni: nell'888, infatti, il principe di Benevento Aione II decise di costruire, nell'attuale territorio torrionese, un fortilizio turrito a difesa del castello tufese. Inizialmente, fu proprietà della famiglia Del Tufo, che prese il nome, appunto, dal feudo che amministrò per alcuni secoli. Successivamente, fu controllata da altri feudatari, tra i quali figurano anche i principi Piatti di Monteleone.
Nell'estate del 1861, la rivolta antisabauda, da Montefalcione, si estese fino a Tufo e ai confini limitrofi, portando all'incriminazione di 31 tufesi, la maggior parte dei quali conobbe una pena detentiva.
Lapio
Il comune di Lapio sorge nell'area della Valle del Calore. È un borgo di 1.700 abitanti, situato a 480 metri sul livello del mare e a 20 km da Avellino. Il territorio si estende per 15,25 km² e i comuni confinanti sono: Chiusano di San Domenico, Luogosano, Montefalcione, Montemiletto, San Mango sul Calore e Taurasi.
L'etimologia del nome proviene, secondo alcuni, dal latino lapideum, ossia "roccioso", termine trasformato poi in Lapio; altri, però, affermano che il nome derivi dal Fiano di Avellino DOCG, prodotto in questa terra, precisamente nell'area agricola detta "Apia", corrispondente al territorio dell'odierna Lapio, da cui risale il termine ''Apiano''. Gli abitanti sono detti lapiani e San Pietro Martire è il loro patrono.
Montefusco
Il comune di Montefusco sorge nell'area della Valle del Calore. È un borgo di 1.263 abitanti, situato a 705 metri sul livello del mare e a 21 km da Avellino. Il suo territorio si estende per 8,24 km² e i comuni confinanti sono: Montemiletto, Pietradefusi, San Martino Sannita, San Nazzaro, San Nicola Manfredi, Santa Paolina e Torrioni.
L'etimologia del nome proviene dall’unione di Mons e Fusculi, ovvero "Monte di Foscolo", personaggio romano o longobardo che, per primo, avrebbe posseduto il monte o fondato il Castello. Gli abitanti sono detti montefuscani o fuscolomontani e la Ss. Sacra Spina è la loro ricorrenza religiosa.
Per tracciare la storia di Montefusco fino all’età longobarda, periodo in cui ebbe inizio la sua ascesa, si incontrano non poche difficoltà, in assenza di fonti scritte, dato che, sulla cima del monte, c’erano già stati insediamenti precedenti alla venuta dei Longobardi.
Anche se insediamenti umani nel territorio della montagna di Montefusco risalgono alla preistoria, la sua esistenza in età romana è attestata da reperti ancora esistenti (diploma romano in bronzo conservato presso il Museo di Reggio Calabria, monete, e da epigrafi su cippi sepolcrali, questi ultimi attualmente conservati nel cortile del Palazzo comunale, o materiali utilizzati nella fabbrica di altri edifici).
Secondo la tradizione storica, nel IX secolo, i Longobardi fortificarono le mura di un Castrum già presente sul territorio, trasformandolo così in un vero e proprio Castello.
Nel 1130, con Ruggero II, Montefusco divenne "castello regio", ruolo riservato alle fortezze importanti dal punto di vista strategico-militare: proprio in questo periodo, potrebbe aver assolto alla funzione di dimora temporanea di Papi e re. Con l’arrivo degli Angioini, divenne un territorio reale e statale "in perpetuo" e fu nominata capitale del Principato Ultra. Sotto il regno aragonese, fu fondata la Regia Udienza provinciale per casi civili, penali e militari e il Castello trasformato in carcere. I primi problemi iniziano ad addensarsi all’orizzonte del capoluogo del Principato, quando fu coinvolto nella rivolta di Masaniello, alla quale si aggiunsero la pestilenza del 1656 e il terremoto del 1688.
Questi eventi segnarono un periodo di decadenza che attraverserà il Settecento, fino ad avere il suo epilogo agli inizi dell’Ottocento, quando i francesi, nel 1806, trasferirono il capoluogo di Principato ad Avellino, cosa che, di fatto, avvenne nel 1816.
Summonte
Summonte ha una storia antichissima, attestata dai resti ultra millenari del complesso castellare, all’origine il suo vero nome era Submontis “Sotto il monte” denominazione latineggiante che stava ad indicare il piccolo borgo che sorgeva ai piedi del monte Vallatrone. L’elemento storico più antico che definisce le origini del territorio di Summonte è “la Grangia di Santa Maria del Preposito”, risalente al X secolo, ceduta in permuta all’abbazia di Montevergine intorno al 1174, in seguito nel 1229 diventò un nucleo di aggregazione del nuovo casale di Fontanelle. La struttura monastica ha indotto la coltivazione del castagno, della vite, dell’ulivo, del nocciolo, del lino e del gelso. Le fondazioni ecclesiastiche favorirono inoltre l’accentramento abitativo, che si consolidò con la penetrazione normanna verso la fine dell’XI secolo.
Il Castello e l’intera fortificazione sono stati citati per la prima volta in documenti risalenti al 1094 con la dicitura “Castello qui dicitur Submonte” periodo in cui si assiste alla trasformazione del Casale in Castello, un abitato con rilevanza militare, sede del feudatario Raone di Fraineta
Il centro storico di Summonte si sviluppa lungo tre direttrici: via Borgonuovo, l’arteria principale che attraversa l’intero abitato, dalla quale si uniscono, da un lato via Varra, che risale la collina verso la montagna e dall’altro via Arco San Nicola che si riallaccia con la strada che porta al complesso castellare.
Questa conformazione urbana crea un sistema avvolgente intorno al colle sul quale si eleva la Torre Angioina, alta 16 metri ed edificata a cavallo tra XIII e XIV secolo sui ruderi del castello normanno-svevo. Gli spazi dell’intero complesso castellate, recuperati dopo le ricerche archeologiche, ospitano il museo civico con una mostra permanente dedicata agli armamenti medioevali e ai reperti archeologici rinvenuti nel castello.
Il centro storico si caratterizza anche per la presenza di dimore di chiaro impianto cinquecentesco, con corte interna ed ingresso monumentale. Degno di nota inoltre l’Arco di San Nicola, nel Medioevo una delle porte di accesso al borgo antico. Sulla sommità dell’arco si apre un’edicola con l’immagine di San Nicola di Bari. Davanti al municipio fa bella mostra di sé il Tiglio secolare, alto 34 metri e inserito tra gli Alberi Monumentali d’Italia. Summonte è uno dei cinque comuni irpini a far parte della rete "I Borghi più Belli d'Italia".





