Valli del Sele e Vallo di Diano
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Morigerati
Il comune di Morigerati e la sua frazione Sicilì, sono situati in una zona collinare nel Cilento, ad una decina di km dalle coste del Golfo di Policastro. Il comune è noto per le oasi del WWF, ove si trova la risorgenza del fiume Bussento presso le grotte dell'oasi; è presente inoltre la meravigliosa area del fiume Bussento, nella frazione di Sicilì, ove è possibile sostare immersi nella natura e nella tranquillità dell'ambiente fluviale. Secondo la leggenda, Morigerati fu fondata dal popolo italico dei Morgeti; l'abitato sarebbe situato nello stesso luogo in cui si trovava il villaggio fortificato dai Morgeti. In seguito fu colonizzato dai Romani, come testimoniano i ruderi che si trovano in località Rumanuru.
Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sanza, appartenente al distretto di Sala del regno delle Due Sicilie.
Dal 1860 al 1927, durante il regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Sanza, appartenente al circondario di Sala Consilina.
Padula
La storia del Comune di Padula ha radici profonde che risalgono all'Antichità e al Medioevo. Si stima che i primi insediamenti umani nella zona risalgono al XII secolo a.C., con la fondazione della città di Cosilinum, l'antica Padula, probabilmente fondata dagli Enotri. Nel VI secolo a.C., l'area iniziò a popolarsi, e sono stati ritrovati importanti reperti archeologici nella località di Valle Pupina, tra cui vasellame in bronzo e ceramiche di stampo greco. Padula passò sotto il dominio dei Lucani e successivamente dei Romani, ma le scelte poco fortunate di schierarsi con personaggi come Pirro e Annibale portarono conseguenze negative. Tuttavia, grazie alla costruzione della via Popilia-Annia, che collegava la città alle importanti Paestum e Velia, Padula divenne un municipio romano nell'89 a.C.
Con il tempo, la città si espanse ulteriormente, costruendo anche a valle. In località Fonti sorse il battistero paleocristiano di San Giovanni, diventato sede diocesana. Nel VI secolo d.C., venne edificato il monastero di San Nicola, che divenne il centro politico e spirituale del paese. Il culto di San Michele, patrono di Padula, si diffuse, e furono eretti un eremo e una chiesa in suo onore.
Tuttavia, agli inizi del X secolo, l'antica città fu completamente abbandonata a causa delle incursioni saracene che la distrussero. L'arrivo dei Normanni portò a una militarizzazione della zona e l'introduzione del feudalesimo, con conseguenze negative per i monaci basiliani. I due luoghi, il castello e il monastero, ebbero vite parallele senza incontrarsi spesso.
Nel periodo medievale ed inizio dell'età moderna, la città passò di signore in signore, ricevendo diverse donazioni o vendite. Questo comportò una situazione in cui la giustizia penale non veniva amministrata dalla città, creando una sorta di oasi di libertà. Tuttavia, ciò non favorì lo sviluppo economico e sociale, a causa delle continue inondazioni e delle dispute tra i nobili locali. Durante il Risorgimento, Padula vide uomini acculturati sostenitori delle idee democratiche. Nel 1799, venne eretto l'Albero della libertà davanti alla Certosa. Nel 1806, la certosa fu abbandonata dai monaci, ma subì saccheggi da parte delle truppe francesi. Nel 1820 e nel 1857, si verificarono insurrezioni, e il terremoto del 1857 causò ulteriori danni alla città.
Durante il processo di unificazione italiana, alcuni padulesi come Vincenzo Padula ed Antonio Sant'Elmo parteciparono all'impresa dei Mille guidata da Giuseppe Garibaldi. Durante il periodo in cui il brigantaggio era diffuso, la Guardia Nazionale di Padula guidata dal capitano Filomeno Padula contribuì alla cattura di briganti. Nel Novecento, Padula ebbe difficoltà economiche, causando un flusso migratorio verso le Americhe. Durante la prima guerra mondiale, la certosa fu utilizzata come campo di concentramento per disertori e prigionieri. Nel secondo conflitto mondiale, la città subì danni e la popolazione dovette affrontare nuove sfide.
Dopo la guerra, Padula cercò di ricostruire la sua economia, ma molti abitanti emigrarono. Negli anni cinquanta e sessanta, la città fu oggetto di sviluppo urbanistico, con la costruzione di infrastrutture importanti. La storia di Padula è un racconto di sfide, cambiamenti e rinascite attraverso i secoli.
Oliveto Citra
Oliveto Citra è un comune italiano di 3 597 abitanti della provincia di Salerno in Campania, situato nell'alta valle del Sele. Il termine Oliveto deriva dal latino olivetum (cioè uliveto), mentre il termine "Citra" si riferisce all'antico principato che si trovava al di qua dei Monti Picentini, separato dal Principato Ultra.Tracce dei primi insediamenti appartengono alla cultura di Oliveto-Cairano, come si evince dalle numerose tombe rinvenute nelle località Turni, Aia Sophia, Fontana Volpacchio, Piceglia, Cava dell'Arena, Vazze, Isca, Casale. Si tratta generalmente di necropoli datate fra il VIII e il IV secolo a.C.
Il primo abitato è stato identificato nella località Civita. Abbandonato, gli abitanti si spostarono nell'attuale sito dove sorge il paese. I primi documenti storici che citano l'esistenza del paese sono datati 1114, dove si parla della chiesa di Santa Maria de Faris e un documento del 1300 dove Carlo III chiede sostegno al feudatario Johannucius de Oliveto, per la guerra contro gli aragonesi. Si susseguirono numerosi feudatari nel tempo e il borgo seguì le vicende storico-politiche del Principato di Salerno.
Durante il Regno di Napoli e il Regno delle Due Sicilie fu un casale amministrato dal comune di Contursi ed appartenente al distretto di Campagna. Con l'unità d'Italia il paese divenne autonomo e prese l'appellativo Citra per distinguerlo da altri comuni. A seguito del terremoto dell'Irpinia del 1980 Oliveto ha subito una radicale trasformazione urbana.


