Benevento: Stratificazioni di potere, miti e leggende

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Benevento
Secondo la teoria di Raffaele Garrucci pare che il primo nome della città sia stato, in lingua osca, Malies o Malocis, poi mutato in Maloenton (oppure Maloenta o Malowent). Questa tesi si fonda sul ritrovamento di una moneta bronzea del IV secolo a.C. riportante la scritta Malies sull’esergo, oltre ad una testa di donna con la capigliatura chiusa in un sakkos; sul rovescio sono raffigurati un bue con volto umano, e in alto una testa barbata. Un’altra moneta, coetanea, porta raffigurato nel rovescio un bue, ed in alto un elmo coi guanciali, e nel diritto una testa giovanile che si può supporre essere quella di Apollo. Secondo un altro storico, Gianni Vergineo, il nome originario della città, Maloenton, è di genesi greca. Malòeis, da Malon, variante dorica dell’attico Mèlon (questo aspetto dorico si collega con la provenienza del mitico fondatore di Benevento, Diomede) che significa gregge di pecore o capre, è una forma aggettivale il cui significato indica una zona piena di mandrie di pecore e di capre, con evidente riferimento all’attività silvo-pastorale praticata largamente dai Sanniti. Vergineo, inoltre, non esclude la derivazione di Maloenton da mallos (vello di pecora). Un’ulteriore ipotesi vede l’origine del nome in un altro animale simbolo di Benevento, il toro, simbolo dei Sanniti. Il poeta greco Teocrito, infatti, chiama il toro Malon. La fondazione mitica La leggendaria fondazione di Benevento è legata alla figura mitologica di Diomede, acheo ricordato nell’Odissea di Omero per la sua prodezza e celebrato da diversi storici che gli attribuiscono la fondazione di numerose città della Daunia. Stando al mito, Diomede, vittima dell’infedeltà coniugale, è costretto a lasciare la patria greca per venire in Italia, dove fonda Arpi e aiuta il re Dauno in una guerra contro i Messapi. Il re gli nega il premio promesso (una parte del regno) ma Diomede insiste, rivendicando il suo diritto. Interviene allora in veste di giudice un suo fratello naturale che gli dà torto perché innamorato della figlia di Dauno, Evippe. L’eroe acheo si impadronisce di una parte del regno tracciando il confine con delle pietre. Dauno le fa togliere ma esse ritornano al loro posto. La versione beneventana del mito è data da Procopio di Cesarea (VI sec.) il quale afferma che «la città fu fondata da Diomede figlio di Tideo, respinto da Argo dopo la presa di Troia. Come segni di riconoscimento lasciò alla città le zanne del cinghiale caledonio che suo zio Meleagro aveva ucciso come trofeo di caccia: si trovano tuttora lì e sono uno spettacolo da vedere, con quella forma di mezzaluna e con quella lunghezza di non meno di tre spanne». Il cinghiale caledonio citato nella leggenda, in epoca medievale è diventato il simbolo di Benevento tanto da essere raffigurato ancora oggi nello stemma comunale. A tal proposito uno storico beneventano del XIX secolo racconta che della nobile origine di Benevento «fa piena testimonianza lo stemma di marmo greco incastonato nel campanile dell’arcivescovado, rappresentante il cinghiale caledonico ucciso da Meleagro, zio di Diomede, nei boschi dell’Etolia; e la stessa caccia si osserva in un bassorilievo esistente nel palazzo arcivescovile». All’eroe Diomede è legata anche la fondazione di Argirippa (la città del cavallo). In due antiche monete beneventane di epoca romana viene riprodotta la figura del cavallo con la scritta Malies, nella più antica (IV sec. a.C.), e Beneventod, nella più recente.